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STORIA AREA SICANA
Il nome “Monti Sicani” deve la sua origine al popolo dei Sicani che approdò in Sicilia verso il 1200 a.C. e con il suo arrivo fece cambiare la denominazione dell’Isola da Trinacria in Sicania e poi in Sicilia con la venuta dei Siculi dalla valle del Tevere. I reperti più antichi in ogni caso confermano la presenza in Sicilia di identità etniche appartenenti a tre diversi gruppi: Elimi, Sicani e Siculi. Secondo quanto riporta lo storico Tucidide, la Sicilia orientale era popolata dai Siculi, il centro dai Sicani e l’occidente dagli Elimi, essendo non indoeuropei questi ultimi due e sicuramente indoeuropei i primi. Diodoro Siculo, riteneva che il gruppo dei Sicani fosse una popolazione autoctona la cui origine derivasse dal fiume Salso o Sicano, mentre Filisteo affermava che l’origine del nome fosse da ricercare si nel nome del fiume sicano ma facendo riferimento ad un omonimo fiume spagnolo concludendo che i sicani fossero una popolazione non autoctona, ma iberica. Originariamente quest’antica popolazione si stanziò nella Sicilia centro-occidentale, ma già ai tempi di Omero il termine Sikanie (terra dei sicani) indicava tutta l’isola. In seguito ad una forte eruzione dell’Etna, che distrusse gran parte del territorio, i Sicani abbandonarono l’area orientale spostandosi in quella occidentale, pressati anche dalla presenza dei Siculi che si erano stabiliti nella Sicilia orientale; tra i due popoli ci furono dure lotte che si conclusero con un trattato di pace, attribuendo al fiume Salso il confine naturale. Il versante occidentale del regno sicano era delimitato dal fiume Belice, al di là del quale si estendeva l’antica popolazione degli Elimi proveniente dal vicino Oriente. Con l’arrivo dei Greci e Fenici le popolazioni indigene dei Sicani furono spinte verso l’area montuosa, oggi denominata “Monti Sicani”. Solamente con la colonizzazione cartaginese (V secolo a.C.) i Sicani furono parzialmente sottomessi e nel 241 a.C. caddero sotto il dominio romano. In quest’area fiorirono i centri sicani di Trincala, Cràstos, Schera, Hippana, Scirtea, Allava, Tròccoli, Camico e molte altre città il cui nome si è perso nella storia. Ancora oggi a testimoniare l’insediamenti di questa popolazione sono le ceramiche, gli strumenti di lavoro e le decorazioni, ritrovati soprattutto nei territori di Prizzi, Lercara Friddi, Castronovo di Sicilia e Sant’Angelo Muxaro, antica residenza del re Sicano Cocalo o Kokalos, che regnò su Kamikos (Camico). Interessanti ed unici sono i reperti archeologici che si possono osservare visitando i Musei Civici di Sant’Angelo Muxaro, Lercara Friddi e Prizzi. Una coppa, ritrovata in una tomba principesca a Sant’Angelo Muxaro, viene esposta al British Museum di Londra. Per quanto riguarda gli aspetti socio-culturali i Sicani abitavano in villaggi costituiti da capanne e castelli collocati nelle più alte montagne per sfuggire alle rappresaglie dei pirati. Non erano assoggettati ad un unico principe, ma ogni città sottostava ad un proprio signore. L’attività principale era l’agricoltura seguita da caccia e pesca. L'affermarsi del sistema feudale provocò profonde trasformazioni nel territorio, causando lo spopolamento delle campagne. A partire dal XV secolo la dominazione spagnola consentì nuovamente lo sviluppo degli insediamenti agricoli da cui hanno avuto origine le attuali strutture insediative.
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