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IL PAESE RACCONTATO
SAMBUCA DI SICILIA
Terra di Zabut, allora casale di nome moresco, sorta dal Saracenico castello di Zabut. All’ingresso dei Musulmani in Sicilia, sull’estremità orientale di una collina (di forma a schiena d’asino, leggermente declive al tramonto) sita nell’ex feudo Sambuchetta, dove erano assai piante di sambuco, l’emiro saraceno Zabut, (Lo Splendido) edificò il castello che dal suo nome prese il nome di Zabut e ne fu signore. Quel sito era in corrispondenza con il castello di Giuliana (Palermo), con quello di Caltabellotta (antica Trincala) con il castello di Calatamauro che veniva in corrispondenza con la città di Entella ( Contessa Entellina provincia di Palermo), in modo che le milizie, ai convenuti segni, potessero eseguire le manovre militari. Sambuca di Sicilia sorge lievemente declive in una collina di pietra arenaria conchigliera di seconda transizione, qualche volta in strati sovrapposti a carbonato di calcio molto compatto. Partendosi di là e andando verso levante, il viandante si trova nel cuore di Zabut araba fatta di vicoli lastricati dai saraceni, un teatro di cristallo, chiese di madonne e santi, un belvedere, un orologio, due torri, un lago e tante pietre che parlano. Tutte queste bellezze il viandante già le conosce per averle viste anche in altri paesi. Ma la proprietà di questa e’ che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s’accorciano e le lampade multicolori s’accendono tutte insieme, una donna, da un balcone, le viene da invidiare quelli, che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.
BURGIO
All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio di una città: Burgio, terra di Hamud dove si fabbricano a regola d’arte tesori tra ceramica e maiolica, ferro battuto e vetro.
Segno e intuizione di chi lavora la pietra. popolata da viuzze medioevali, palazzi storici, chiese e portali intagliati. In questa città si sentono, nei passi, rintocchi di una campana che scandiscono
chissà gioia o dolore. Da qui, si raggiunge un suggestivo luogo di venerazione, il Santuario di Rifesi attraverso viottoli e sentieri a chilometri di cammino verso i boschi più incantevoli e spettacolari. Ci si addentra nella parte più nascosta del bosco, con quell’anima di mistero, si inabissa il Santuario Santa Maria Adriano dove l’eco della parola si rinnova su antichi cammini ristoro dell’anima.
PALAZZO ADRIANO
Sulla verdissima vallata del Sosio svetta la città di Palazzo Adriano dove ci si ritrova nell’Era Permiana camminando in mezzo ad una piazza con al centro una fontana di forma ottagonale. Di fronte due chiese parrocchiali aprono le porte alle donne palazzesi con preziosi abiti fatti di merletti d’oro. Ci si può immergere, qui, dentro un fiume di nome Sosio dove toccare con mano il cielo e la terra provando la gioia di essere felici.
GIULIANA
Della città di Giuliana si può parlare di tre desideri come le sue porte di ingresso. Il primo riguarda il Castello di Federico II di Svevia che libra in alto come un’aquila reale. Il secondo e’ il suo duomo che annuncia l’eco delle voci dei sicani. Il terzo e’ il bosco del Pomo che svela profumi e segni del tempo.
CHIUSA SCLAFANI
La città di Chiusa Sclafani sembra essere nata dentro un campo chiuso dove pascolavano i cavalli. Erge tra montagne dentellate in prospettiva ascensionale. Il suo castello era di forma quadrangolare ed era recintato da mura merlate. la sua piazza ospita una fontana ottagonale dove si sono dissetati flussi di vita lenti e inesauribili. sciami avvolgenti di memorie percorrono la valle del fiume Belice e quella del fiume Sosio di colore amaranto a ricordare il gusto delle ciliegie cappuccio.
BIVONA
Sul monte Rosa e’ situata la città di Bivona, fertile luogo amabilmente ricco di abbondanti prodotti… nel cui mezzo scorre un gran fiume con intorno 15 mulini. Vi si producono mele, pesche, pere, olive, mandorle, uva ciliegie, noci, nespole, pistacchi, agrumi, legumi, ortaggi … Vi sono cotogni … pecore e buoi, numerosi alveari, boschi, selve, valli, noccioli, con valli, ricciute castagne.
Con queste notizie non si immagina la vera essenza della città: perchè la descrizione non fa risvegliare i desideri uno per volta. La città appare come un tutto in cui nessun desiderio va perduto e di cui si fa parte e poiché essa gode tutto quello che non si gode, a noi non resta che abitare questo desiderio ed esserne contenti.
SANTO STEFANO QUISQUINA
Al di là di due fiumi e una corona di monti sorge la città di Santo Stefano Quisquina, figlia di Coronato, quale custode di un tesoro di paesaggio bellissimo, abbondante di sorgenti d’acqua, aria incontaminata, verdi boschi che ricoprono i monti come un manto di velluto, pascoli naturali e fertili vallate, antichi monumenti, cibi genuini e antiche tradizioni protetta da una santa di nome Rosalia.
PRIZZI
La città di Prizzi nasce dall’antica Hippana. Dal suo castello si ricevono segnali di fumo per invitare gli uomini a passare di là a festeggiare il ballo dei diavoli e visitare la città per conoscere e assaggiare le bontà della natura.
SAN GIOVANNI GEMINI
In terra di Federico II Abatellis San Giovanni Gemini ha scelto di esistere. Pensare a tanti volti, impressi nella memoria, a richiamare attimi smarriti, tornare all’età delle more e godere dei capricci profumati di pregnante verde d’origano e bianco di latte.
CAMMARATA
Dalla sommita’ del monte di Kamara si può scorgere anche tutta la Sicilia e più giù per il fondo Salaci godere la bellezza del leccio e roverella e sempre più giù percorrere la strada carrozza dei signori fino al castello per inoltrarsi nel cuore di Cammarata.
CONTESSA ENTELLINA
Sorta sulle rovine di un antico casale preesistente il casale di Comitissa venne ricostruito e ripopolato da soldati albanesi. Contessa Entellina era uno dei tanti casali medievali che afferivano al castello di Calatamauro dove nel territorio si trovano anche le rovine di Entella, antica città degli Elimi e la stupenda abbazia olivetana di Santa Maria del Bosco. A Entella sulle tre creste più alte che bordano l’alto piano vi sono fortificazioni medioevali, risalenti alla dominazione araba, dove, prima di essere adibite al culto dei morti vi si svolgevano attività artigianali, infatti, lì veniva estratto il gesso per gli edifici della città e vi si produceva la ceramica elima.
CASTRONOVO DI SICILIA
Ai piedi del monte Kassar esisteva la città di Crasto dai bei dintorni, dalle molte produzioni del suolo, terre a seminativo, poste tra piccoli torrenti dove visse un popolo di nome sicano e dove si innalzarono, dal fiume Platani, fino a lambire il cielo i Monti Sicani.
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