Il paesaggio del territorio dei Monti Sicani è il frutto della plurimillenaria storia che quest’area ha conosciuto testimoniata dai rinvenimenti archeologici sparsi in tutta l’area. Questa zona della Sicilia ha, infatti, conosciuto la mano dell’uomo già in epoche molto remote. I Sicani, i primi abitanti di questa terra, come ci danno testimonianza alcuni storici tra i quali Dionigi di Alicarnasso (60 a.C. circa – 7 a.C.), erano un popolo di pastori e agricoltori. L’uomo nel corso dei secoli ha quindi progressivamente sempre più colonizzato vaste aree naturali trasformandone il paesaggio con le sue attività a partire quindi dai Sicani ma ancor più con i Greci i Romani e gli Arabi che portarono nel nostro territorio nuove colture, nuovi sistemi colturali e costruirono i primi centri urbani. Nel periodo di dominazione Spagnola si diffuse poi enormemente in tutta la Sicilia il latifondo, una forma di sfruttamento dei grandi possessori terrieri nei confronti dei braccianti agricoli che perdurò anche nel Novecento e di cui ancora oggi il paesaggio rurale ne rivela suggestive testimonianze rappresentate dalle masserie, antiche strutture fortificate per difendersi da malintenzionati e briganti, in cui per certi versi si conduceva una vita simile a quella dell’antica società feudale. Tuttavia nel corso di tutto questo periodo, pur essendo modificato e trasformato, l’ambiente naturale in questi posti ha mantenuto quasi un rapporto simbiotico con l’uomo agricoltore e pastore e pur avendo subito delle trasformazioni si è amalgamato con gli spazi rurali costituendo un paesaggio suggestivo e variegato, un mosaico di coltivazioni, centri abitati e aree naturali che costituiscono un unico sistema capace di fornire ricovero e spazio per la vita di piante e animali. I territori agricoli sono quelli che dominano il paesaggio dei Monti Sicani, e a seconda del terreno e del clima è possibile ammirare secolari uliveti, oppure vigneti o frutteti come i pescheti presenti soprattutto nella zona di Bivona. Ma sono soprattutto le aree a seminativo a dominare la scena con il verde brillante in primavera e con il giallo-arancione in estate. Spostandosi nelle aree più impervie e brulle che l’uomo non è riuscito a coltivare, si rinvengono vaste praterie, pascolate soprattutto da bovini ed ovini, oppure boschi naturali di leccio e di roverella che una volta ricoprivano interamente queste montagne. In seguito alla plurisecolare attività di disboscamento che si è protratta fino quasi ai nostri giorni i boschi che una volta ricoprivano quasi interamente queste montagne si sono progressivamente ridotti di superficie, cosicché l’Amministrazione Forestale a partire dagli anni 50 del secolo scorso ha provveduto ad una intensa opera di rimboschimento con alcune conifere (pini, cipressi e cedri). Vaste aree a prateria dominate una volta dall’ampelodesma o da altre specie, come l’asfodelo o la ferula sono oggi caratterizzate dalla presenza di boschi artificiali. Essi però si sono rivelate delle specie pioniere utili per ricolonizzare il terreno con la vegetazione arborea e hanno costituito un habitat ideale per lo sviluppo anche delle specie forestali autoctone.